Avere paura è normale. La paura ci permette di riconoscere un possibile pericolo, prepara il corpo ad affrontarlo e può aiutarci a proteggerci.
A volte, però, la paura diventa molto intensa di fronte a situazioni o oggetti che non comportano un pericolo proporzionato alla reazione sperimentata. Un animale, un'altezza, un temporale, un'iniezione o un viaggio in aereo possono suscitare un'ansia così forte da spingere la persona a fare tutto il possibile per evitarli.
Si parla allora di fobia specifica.
Il problema non riguarda soltanto quanto è intensa la paura. Con il tempo, infatti, ciò che facciamo per non provarla può contribuire a mantenerla e, in alcuni casi, a rendere sempre più difficile affrontare ciò che temiamo.
Una fobia è una paura intensa e persistente legata a un oggetto o a una situazione specifica.
Può riguardare animali, altezze, temporali, sangue, iniezioni, procedure mediche, volare, trovarsi in determinati ambienti o molte altre situazioni.
Di fronte allo stimolo temuto, la paura può comparire rapidamente. Il cuore accelera, aumenta la tensione, il respiro può cambiare e nasce un forte desiderio di allontanarsi.
A volte è sufficiente anticipare mentalmente la situazione per provare ansia.
Una persona con paura di volare può iniziare a stare male diversi giorni prima della partenza. Chi teme i cani può controllare attentamente la strada mentre cammina. Chi ha paura delle altezze può provare disagio già immaginando di trovarsi su un balcone.
La paura, quindi, può iniziare molto prima dell'incontro con ciò che si teme.
Provare paura non significa necessariamente avere una fobia.
Possiamo avere paura di un cane che ci corre incontro, sentirci a disagio guardando verso il basso da una grande altezza o essere tesi prima di un'iniezione.
Per parlare di fobia è importante considerare non soltanto la presenza della paura, ma quanto è intensa, persistente e limitante.
Una persona può non amare volare e prendere comunque l'aereo quando ne ha bisogno. Un'altra può rinunciare a viaggi, opportunità lavorative o visite a persone lontane pur di non salire a bordo.
È quindi importante chiedersi:
“Quanto questa paura sta condizionando ciò che posso fare?”
In molti casi è proprio la progressiva limitazione della propria libertà a trasformare una paura in un problema significativo.
Quando abbiamo paura di qualcosa, evitarlo è una risposta naturale.
Se temo gli ascensori, prendo le scale. Se ho paura dei cani, cambio marciapiede. Se temo di volare, scelgo l'automobile o rinuncio al viaggio.
Evitare funziona molto bene nel breve periodo.
La paura diminuisce e arriva il sollievo.
È proprio qui, però, che può iniziare la trappola.
Immaginiamo una persona che abbia paura di entrare in ascensore. Arriva davanti alla porta, sente crescere l'ansia e decide di utilizzare le scale.
Appena si allontana, si sente meglio.
Quell'esperienza può lasciare implicitamente una conclusione:
“Per fortuna non sono entrato.”
La volta successiva sarà ancora più naturale scegliere le scale.
Può così instaurarsi un circolo vizioso:
paura → evitamento → sollievo → conferma della necessità di evitare → maggiore paura → nuovo evitamento.
L'evitamento riduce l'ansia nell'immediato, ma impedisce di scoprire che cosa sarebbe successo rimanendo nella situazione.
Ciò che ci libera dalla paura per qualche minuto può quindi contribuire a mantenerla per molto più tempo.
Una persona può anche affrontare ciò che teme, ma farlo soltanto a determinate condizioni.
Chi ha paura di volare può riuscire a prendere l'aereo soltanto se viaggia con una persona di fiducia. Chi teme gli ascensori può entrarvi solo se è presente qualcun altro. Chi ha paura dei cani può attraversare un parco controllando continuamente che non ce ne siano nelle vicinanze.
Questi comportamenti possono dare sicurezza.
Il problema nasce quando diventano indispensabili.
Se riesco ad affrontare una situazione soltanto grazie a una determinata precauzione, posso concludere:
“È andata bene perché ero accompagnato.”
oppure:
“Se non avessi controllato continuamente, sarebbe potuto succedere qualcosa.”
L'esperienza apparentemente positiva rischia allora di non modificare la paura.
La persona affronta la situazione, ma continua ad attribuire la propria sicurezza alla protezione utilizzata.
Una fobia può iniziare da una situazione molto precisa e progressivamente estendersi ad altre.
Una persona che ha paura dei cani di grossa taglia può iniziare successivamente a temere anche quelli piccoli, poi i parchi nei quali potrebbe incontrarli e infine alcune strade nelle quali sa che vivono persone con un cane.
Chi teme di guidare in autostrada può cominciare a evitare prima determinati tratti, poi le strade molto trafficate e infine percorsi sempre più numerosi.
Questo processo viene chiamato generalizzazione della paura.
Non avviene necessariamente in tutte le fobie, ma quando accade il problema può progressivamente occupare uno spazio maggiore.
Il confine non viene più stabilito soltanto dall'oggetto originariamente temuto, ma anche da tutto ciò che potrebbe ricordarlo, anticiparlo o renderne possibile l'incontro.
Chi soffre di una fobia può sapere perfettamente che la propria paura è eccessiva.
Una persona può conoscere le statistiche sulla sicurezza degli aerei e continuare ad avere paura di volare. Può sapere che un piccolo ragno non rappresenta un serio pericolo e provare comunque un impulso immediato ad allontanarsi.
Per questo frasi come “Non devi avere paura” o “Sai benissimo che non succederà niente” spesso servono poco.
Il problema non consiste necessariamente nella mancanza di informazioni.
Si può sapere qualcosa e, nello stesso tempo, vivere la situazione in modo completamente diverso.
Il cambiamento non avviene quindi soltanto aggiungendo spiegazioni rassicuranti. Diventa importante poter fare esperienze nelle quali ciò che viene anticipato come insostenibile o pericoloso possa essere incontrato in modo diverso.
Nel trattamento delle fobie, l'esposizione alle situazioni temute rappresenta uno degli interventi più efficaci.
Esporsi, però, non significa semplicemente essere messi davanti a ciò che fa paura e aspettare che l'ansia passi.
Il lavoro viene costruito tenendo conto della persona, della sua paura e di ciò che anticipa possa accadere.
Può essere graduale e partire da situazioni affrontabili, per poi procedere verso quelle più difficili. In alcuni casi può riguardare situazioni concrete; in altri possono essere utilizzate anche immagini, ricordi o sensazioni legate alla paura.
Un aspetto importante consiste inoltre nel comprendere quali evitamenti e comportamenti di sicurezza impediscano di fare un'esperienza realmente nuova.
Se affronto una situazione continuando a controllare continuamente il pericolo o pensando di poterla tollerare soltanto grazie a una particolare protezione, posso attraversarla senza mettere veramente alla prova ciò che temo.
Una persona che teme un cane può anticipare:
“Se mi avvicino non riuscirò a controllarmi.”
Chi teme un'altezza può pensare:
“Se guardo verso il basso perderò l'equilibrio.”
Chi ha paura di volare:
“Se mi prende il panico sull'aereo non riuscirò a sopportarlo.”
Il lavoro psicologico permette di mettere gradualmente alla prova queste anticipazioni.
Non significa sostituire un pensiero “sbagliato” con uno “corretto”, né convincersi che nulla di spiacevole potrà mai accadere.
Significa aprire la possibilità di fare un'esperienza diversa da quella prevista.
Ciò che sembrava impossibile da affrontare può diventare difficile ma possibile. Una sensazione considerata intollerabile può essere attraversata. Una situazione che sembrava richiedere necessariamente la fuga può essere vissuta senza allontanarsi.
È attraverso esperienze di questo tipo che la paura può progressivamente assumere un significato diverso.
L'obiettivo non è diventare persone che non hanno più paura.
La paura continuerà a essere una parte normale e utile della nostra esperienza.
Il problema nasce quando per non provarla dobbiamo rinunciare a luoghi, esperienze, relazioni o possibilità che per noi hanno valore.
Per questo il cambiamento può essere osservato non soltanto chiedendosi “Quanta paura provo?”, ma anche:
“Quante cose posso tornare a fare anche se una parte di quella paura è ancora presente?”
Superare una fobia significa progressivamente recuperare possibilità che l'evitamento aveva escluso e scoprire di poter affrontare situazioni che prima sembravano richiedere necessariamente una fuga o una protezione.
Quando smettiamo di organizzare le nostre scelte intorno alla necessità di evitare la paura, ciò che temiamo può progressivamente smettere di stabilire i confini della nostra vita.