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PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Psicoterapia di coppia: comprendere ciò che accade tra noi per costruire un modo diverso di stare insieme

«Non sempre abbiamo bisogno di cambiare tutto. A volte abbiamo bisogno di comprendere meglio ciò che stiamo attraversando per trovare un modo diverso di affrontarlo.»
Un colloquio psicologico in un ambiente accogliente, dedicato alla comprensione e al modo di affrontare un momento di difficoltà.

Non tutte le persone che si rivolgono a uno psicologo hanno un disturbo psicologico o hanno bisogno di iniziare una psicoterapia.

A volte la difficoltà riguarda un periodo particolare della vita: una decisione importante, una separazione, un cambiamento nel lavoro, un momento di crisi, un problema familiare o relazionale. Altre volte ciò che porta a chiedere aiuto è più difficile da definire: ci si sente bloccati, disorientati o sotto pressione e i modi utilizzati fino a quel momento per affrontare la situazione non sembrano più sufficienti.

In questi casi una consulenza o un percorso di sostegno psicologico possono offrire uno spazio professionale nel quale comprendere meglio ciò che sta accadendo, mettere a fuoco il problema e individuare nuove possibilità per affrontarlo.

Consulenza e sostegno psicologico sono termini spesso utilizzati insieme, ma non indicano necessariamente la stessa cosa. Nella pratica, tuttavia, i loro confini possono essere meno netti di quanto le definizioni lascino immaginare.

Ciò che conta è soprattutto comprendere di che cosa ha bisogno quella persona, in quel particolare momento della sua vita.


Quando può essere utile chiedere un aiuto psicologico


Non esiste un momento preciso nel quale “si dovrebbe” andare dallo psicologo.

Alcune persone chiedono aiuto quando il disagio è diventato intenso e interferisce con la vita quotidiana. Altre lo fanno prima, quando si accorgono che una situazione sta diventando difficile da affrontare o che continuano a trovarsi davanti allo stesso problema senza riuscire a trovare una strada soddisfacente.

Può accadere durante una crisi di coppia, una separazione, un cambiamento familiare o professionale, un periodo di forte stress, una scelta importante oppure quando ci si trova a fronteggiare una situazione nuova per la quale i propri abituali punti di riferimento sembrano non funzionare più.

In altri casi non c'è un evento preciso.

La persona può semplicemente avvertire che qualcosa non va come vorrebbe: una crescente insoddisfazione, difficoltà a prendere una decisione, perdita di motivazione o la sensazione di continuare a ripetere modi di affrontare le situazioni che non producono più i risultati desiderati.

Chiedere una consulenza non significa quindi necessariamente avere un problema psicologico definito. Può significare voler comprendere meglio una situazione prima di decidere come affrontarla.


Che cos'è una consulenza psicologica


La consulenza psicologica è generalmente un intervento focalizzato su una situazione, un problema o una domanda specifica.

Il primo passo consiste nel comprendere che cosa sta accadendo.

Questo può sembrare semplice, ma la domanda con cui una persona arriva non coincide sempre con il problema sul quale sarà più utile lavorare.

Una persona può chiedere, per esempio: “Come posso smettere di essere così indeciso?”. Esplorando la situazione può emergere che il problema non sia tanto l'incapacità di scegliere, quanto la necessità di essere assolutamente certi che la scelta non comporterà conseguenze negative.

Oppure può chiedere: “Come posso evitare di discutere continuamente con il mio partner?” e scoprire che il conflitto si alimenta attraverso il tentativo reciproco di ottenere dall'altro una conferma o un comportamento che nessuno dei due riesce a garantire.

Definire meglio il problema può già modificare le possibilità che abbiamo per affrontarlo.

La consulenza può quindi aiutare a mettere a fuoco ciò che sta accadendo, comprendere il significato che la situazione assume per la persona, riconoscere eventuali processi che contribuiscono a mantenerla e valutare quali possibilità siano concretamente percorribili.

Non significa ricevere una soluzione pronta.

Il compito dello psicologo non è decidere al posto della persona, ma aiutarla a vedere più chiaramente ciò che, trovandosi dentro la situazione, può essere difficile osservare.


Che cos'è il sostegno psicologico


Il sostegno psicologico può essere particolarmente utile quando la persona sta attraversando una fase impegnativa della propria vita e ha bisogno di essere accompagnata nell'affrontarla.

Non sempre, infatti, ciò che provoca sofferenza può o deve essere eliminato.

Una separazione, un lutto, una malattia di una persona cara, una difficoltà familiare, una perdita, un cambiamento professionale o una fase di forte incertezza possono porre la persona davanti a situazioni che non hanno una soluzione nel senso abituale del termine.

In questi casi il lavoro psicologico può aiutare a fronteggiare ciò che sta accadendo senza trasformare necessariamente ogni sofferenza in un problema da correggere.

Questo non significa limitarsi a offrire conforto.

Sostenere psicologicamente una persona può voler dire aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo, riconoscere quali significati la situazione sta assumendo, recuperare o sviluppare risorse, riorganizzare alcuni aspetti della propria vita e sperimentare modi diversi di affrontare ciò che non può essere semplicemente cancellato.

Il sostegno non è quindi necessariamente un intervento “minore” rispetto alla psicoterapia.

È un lavoro con finalità differenti, che viene costruito in relazione alla situazione e ai bisogni della persona.


Non sempre il problema è la situazione in sé


Due persone possono trovarsi nella stessa situazione e viverla in modo molto diverso.

Perdere un lavoro, per esempio, può significare soprattutto una difficoltà economica per una persona e mettere profondamente in discussione il proprio valore personale per un'altra.

Una separazione può essere vissuta come perdita, fallimento, liberazione, abbandono o come qualcosa che rende improvvisamente incerto il proprio futuro.

Non viviamo soltanto ciò che ci accade: viviamo anche ciò che ciò che accade significa per noi.

Per questo un percorso psicologico non parte soltanto dall'evento esterno.

Diventa importante comprendere come la persona lo sta vivendo, quali conseguenze teme, che cosa sente di perdere, quali possibilità riesce ancora a vedere e quali invece sembrano essersi chiuse.

È attraverso questa comprensione che una situazione apparentemente senza alternative può talvolta cominciare ad apparire diversa.


Quando cercare una soluzione può diventare parte del problema


Di fronte a una difficoltà è naturale cercare di risolverla.

A volte, però, il problema può essere alimentato proprio dai tentativi ripetuti di trovare una soluzione immediata.

Chi è incerto può continuare a riflettere sperando di raggiungere la certezza prima di scegliere. Chi teme di aver commesso un errore può ripercorrere mentalmente ciò che è accaduto decine di volte. Chi vive un momento di difficoltà può sforzarsi continuamente di “non pensarci”, finendo per accorgersi ancora di più della presenza di quei pensieri.

Può così instaurarsi un circolo vizioso:

difficoltà → tentativo di eliminarla o controllarla → sollievo momentaneo → maggiore attenzione al problema → nuova difficoltà → nuovo tentativo di controllo

In questi casi può essere utile spostare la domanda da:

“Come faccio a eliminare subito ciò che provo?”

a:

“Che cosa sto facendo per affrontare questa situazione e quali effetti sta producendo?”

Questo passaggio permette di osservare non soltanto il problema, ma anche il modo in cui stiamo cercando di fronteggiarlo.


Consulenza e sostegno non significano semplicemente dare consigli


La parola “consulenza” può far pensare a un esperto che ascolta il problema e indica alla persona che cosa dovrebbe fare.

Il lavoro psicologico è generalmente diverso.

Dire a qualcuno quale decisione prendere può sembrare utile, ma rischia di sostituire il punto di vista dello psicologo a quello della persona.

Una decisione significativa non dipende soltanto da quale alternativa appaia razionalmente migliore. Dipende da ciò che quella scelta rappresenta, da ciò che rende possibile, da ciò che mette a rischio e dal modo in cui la persona anticipa le sue conseguenze.

Per questo lo psicologo non dovrebbe vivere la vita della persona al suo posto.

Può invece aiutarla a esplorare alternative che non aveva considerato, mettere alla prova alcune convinzioni, osservare la situazione da prospettive differenti e comprendere meglio che cosa rende una scelta particolarmente difficile.

L'obiettivo non è rendere la persona dipendente dalle risposte dello psicologo, ma aumentare progressivamente le possibilità con cui può affrontare la propria esperienza.


Dal comprendere al fare esperienza


Anche in un percorso di consulenza o sostegno psicologico non tutto avviene attraverso la parola.

Comprendere una situazione può essere importante, ma alcune difficoltà cambiano soprattutto quando diventa possibile fare un'esperienza differente.

Una persona che teme di esprimere un bisogno può provare a farlo. Chi rimanda continuamente una decisione può sperimentare che cosa accade compiendo un piccolo passo senza possedere tutte le certezze. Chi tende a evitare una situazione può avvicinarsi progressivamente a ciò che teme e osservare ciò che realmente accade.

A seconda della situazione, il lavoro può quindi comprendere dialogo, osservazione delle esperienze quotidiane, esercizi, metafore, immaginazione o piccoli esperimenti da provare tra un incontro e l'altro.

Non esiste una tecnica che vada bene per tutti.

Ciò che conta è che quello che viene fatto durante il percorso abbia un significato per quella persona e permetta di ampliare concretamente le possibilità con cui può affrontare la situazione.


Consulenza, sostegno psicologico e psicoterapia: quali differenze?


La distinzione non dipende semplicemente dalla gravità del problema.

Non è corretto immaginare una scala in cui la consulenza riguarda problemi piccoli, il sostegno quelli intermedi e la psicoterapia quelli gravi.

Una consulenza tende generalmente a essere focalizzata su una domanda o una situazione specifica. Il sostegno psicologico può accompagnare la persona nell'affrontare un periodo particolarmente impegnativo o un cambiamento significativo.

La psicoterapia può invece diventare indicata quando il lavoro riguarda in modo più ampio e strutturato modi di vivere se stessi, gli altri e determinate situazioni che contribuiscono alla sofferenza e tendono a ripetersi nel tempo.

Nella pratica, però, il confine non è sempre definibile prima di incontrarsi.

Una persona può chiedere inizialmente una consulenza per un problema circoscritto e scoprire che quella difficoltà si inserisce in qualcosa di più ampio. Oppure può temere di aver bisogno di una lunga psicoterapia e scoprire che un lavoro più focalizzato è sufficiente per ciò che desidera affrontare.

Per questo non è necessario stabilire da soli, prima del primo incontro, quale tipo di percorso sia quello “giusto”.

La forma dell'intervento può essere definita insieme dopo aver compreso meglio il problema, gli obiettivi e ciò che può essere utile alla persona.


Quanto dura un percorso di consulenza o sostegno psicologico


Non esiste una durata prestabilita.

Una consulenza focalizzata può richiedere un numero relativamente contenuto di incontri. Un percorso di sostegno può accompagnare la persona più a lungo, soprattutto quando riguarda una situazione che si sviluppa nel tempo.

La durata dipende dal problema, dagli obiettivi e da ciò che emerge durante gli incontri.

Più che stabilire in anticipo un numero rigido di sedute, è importante mantenere chiara la direzione del lavoro e verificare periodicamente se ciò che si sta facendo continua a essere utile.

Un percorso psicologico dovrebbe poter essere rivisto anche mentre è in corso.

Gli obiettivi possono cambiare, alcune difficoltà possono perdere importanza e altre diventare più evidenti.

Il percorso non viene deciso una volta per tutte: si costruisce e si rivede insieme alla persona.


Il primo colloquio


Il primo incontro serve innanzitutto a comprendere che cosa ha portato la persona a chiedere aiuto proprio in quel momento.

Non è necessario arrivare sapendo già se si ha bisogno di una consulenza, di un sostegno psicologico o di una psicoterapia.

Si può partire semplicemente dalla propria esperienza.

Che cosa sta accadendo? Da quanto tempo? Che cosa rende la situazione difficile? Che cosa è già stato provato? Che cosa si vorrebbe fosse diverso?

Da queste domande può iniziare a emergere una prima comprensione del problema.

Il primo colloquio permette anche alla persona di conoscere il modo di lavorare dello psicologo e di valutare se sente che quel tipo di percorso possa essere adatto a lei.


Trovare nuove possibilità per affrontare ciò che stiamo vivendo


Rivolgersi a uno psicologo non significa necessariamente cercare qualcuno che elimini una difficoltà o fornisca la risposta giusta.

A volte significa poter guardare con maggiore chiarezza una situazione nella quale ci si sente troppo coinvolti per riuscire a vedere alternative.

Altre volte significa scoprire che un modo di affrontare il problema, pur essendo comprensibile, sta contribuendo a mantenerlo.

Altre ancora significa attraversare una situazione che non possiamo cambiare, trovando però un modo diverso di starci dentro.

Il cambiamento può allora iniziare non quando troviamo finalmente la soluzione perfetta, ma quando ciò che sembrava lasciarci una sola strada comincia ad aprire possibilità differenti.

 

«Non tutte le difficoltà possono essere eliminate e non tutte richiedono una psicoterapia. A volte il lavoro psicologico consiste nel comprendere meglio ciò che stiamo vivendo, riconoscere i modi con cui abbiamo cercato di affrontarlo e scoprire possibilità che, dentro il problema, non riuscivamo più a vedere. Perché anche quando non possiamo scegliere ciò che ci accade, possiamo talvolta ampliare il modo in cui possiamo affrontarlo.»
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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