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ANSIA E STRESS

Ipocondria e ansia per la salute: quando la paura di essere malati diventa una trappola

“La trappola non è avere un dubbio, ma aver bisogno di eliminarlo”
Uomo pensieroso controlla il polso, immagine che rappresenta l’ipocondria e l’ansia per la salute.

Preoccuparsi per la propria salute è normale. Prestare attenzione a un sintomo, rivolgersi al medico quando è necessario e sottoporsi agli accertamenti consigliati sono comportamenti utili per prendersi cura di sé.

In alcuni momenti della vita, inoltre, è comprensibile diventare più sensibili ai segnali del proprio corpo: può accadere dopo una malattia, dopo aver assistito ai problemi di salute di una persona vicina o semplicemente quando qualcosa che avvertiamo ci spaventa.

Il problema può nascere quando la preoccupazione non si esaurisce dopo gli opportuni accertamenti, ma continua ad alimentare nuovi dubbi e nuove paure.

Una fitta, una variazione del battito cardiaco, un mal di testa insolito, un piccolo nodulo o una sensazione difficile da spiegare possono allora diventare il punto di partenza di una domanda che torna continuamente:

“E se fosse qualcosa di grave?”

È così che la normale attenzione alla salute può trasformarsi in ansia per la salute, tradizionalmente conosciuta anche come ipocondria.


Ipocondria e ansia per la salute


Il termine ipocondria è ancora molto utilizzato nel linguaggio comune, anche se nelle attuali classificazioni diagnostiche non identifica più una singola diagnosi come avveniva in passato. A seconda delle caratteristiche del problema, quadri precedentemente definiti ipocondriaci possono oggi rientrare, per esempio, nel disturbo da ansia di malattia o nel disturbo da sintomi somatici.

Al di là delle definizioni diagnostiche, ciò che caratterizza l'ansia per la salute è soprattutto la difficoltà a convivere con il dubbio di poter avere una malattia seria, anche quando gli accertamenti effettuati non indicano la presenza della patologia temuta.

Questo non significa che la persona inventi ciò che sente.

Le sensazioni possono essere del tutto reali: una fitta fa realmente male, il cuore può effettivamente accelerare, un capogiro viene realmente percepito. Ciò che diventa decisivo è il significato che quella sensazione assume.

Un mal di testa può essere soltanto un mal di testa. Ma se viene interpretato come il possibile segnale di un tumore, da quel momento sarà molto più difficile ignorarlo.


Quando una sensazione diventa un segnale di pericolo


Il nostro corpo produce continuamente sensazioni.

Piccole variazioni del battito cardiaco, tensioni muscolari, dolori transitori, formicolii, sensazioni intestinali, stanchezza, capogiri o cambiamenti della pelle fanno parte dell'esperienza quotidiana.

La maggior parte di queste sensazioni compare e scompare senza che vi prestiamo particolare attenzione.

Quando però temiamo di essere malati, il corpo può diventare qualcosa da sorvegliare.

Una persona può iniziare a controllare frequentemente il battito cardiaco, tastare una parte del corpo alla ricerca di noduli, osservare una macchia sulla pelle, confrontare le pupille allo specchio, misurare ripetutamente la pressione o prestare attenzione a sensazioni che prima sarebbero passate quasi inosservate.

Più si osserva il corpo, più è facile accorgersi di sensazioni che normalmente non avrebbero attirato la nostra attenzione. E più queste vengono interpretate come possibili segnali di malattia, più aumenta la paura.

Può così crearsi una sorta di lente d'ingrandimento: ciò che prima costituiva il normale rumore di fondo del corpo diventa improvvisamente qualcosa da osservare, interpretare e controllare.


La trappola dell'ansia per la salute


Immaginiamo che una persona avverta una fitta al petto.

Il primo pensiero potrebbe essere:

“E se fosse il cuore?”

La paura aumenta e, insieme alla paura, cresce l'attenzione verso il corpo. La persona controlla il battito, cerca di capire se la fitta ritorna, cerca informazioni su Internet oppure chiede rassicurazioni a qualcuno.

Si può così instaurare un circolo vizioso:

sensazione corporea → interpretazione minacciosa → paura → controllo e ricerca di rassicurazioni → sollievo momentaneo → maggiore attenzione al corpo → nuova sensazione o nuovo dubbio.

Il controllo non nasce senza motivo. Ha una funzione precisa: serve a ritrovare sicurezza e a ridurre la paura.

Ed è proprio qui che può nascere la trappola.

Se dopo essermi controllato mi tranquillizzo, la volta successiva sarò ancora più portato a controllarmi. Se una rassicurazione mi fa stare meglio, quando comparirà un nuovo dubbio sarò portato a cercarne un'altra.

Ciò che funziona nell'immediato può così diventare uno dei processi che mantengono il problema nel tempo.

È questa circolarità a rendere l'ansia per la salute così persistente: la paura spinge a cercare sicurezza e il sollievo ottenuto attraverso il controllo può rafforzare proprio il bisogno di controllare nuovamente alla comparsa del dubbio successivo.


Il bisogno di essere rassicurati


Quando abbiamo paura, cercare rassicurazioni è naturale.

Chi vive una forte ansia per la salute può chiedere frequentemente al partner o ai familiari:

“Secondo te è normale?”

“Non ti sembra gonfio?”

“Se fosse qualcosa di grave me ne accorgerei, vero?”

Oppure può rivolgersi ripetutamente ai medici, richiedere nuovi accertamenti o consultare specialisti diversi.

Quando arriva una risposta rassicurante, l'ansia diminuisce.

Ma spesso soltanto per un po'.

Dopo qualche ora, qualche giorno o qualche settimana può comparire un nuovo dubbio:

“E se il medico si fosse sbagliato?”

“E se l'esame non fosse quello giusto?”

“E se fosse ancora troppo presto per vedere qualcosa?”

“E se questo nuovo sintomo cambiasse tutto?”

Il problema, quindi, non è necessariamente la mancanza di rassicurazioni. A volte la persona ne ha ricevute moltissime.

Il problema è che nessuna rassicurazione riesce a eliminare definitivamente la possibilità del dubbio.


Cercare i sintomi su Internet


Internet ha reso enormemente più semplice cercare informazioni sulla salute.

Di fronte a un sintomo, bastano pochi secondi per trovare decine di possibili spiegazioni. Alcune sono comuni e innocue, altre molto più gravi.

Per chi è già preoccupato, però, la ricerca difficilmente rimane neutrale.

Una sensazione apparentemente banale può essere associata a numerose malattie e la persona può continuare a leggere nel tentativo di trovare finalmente l'informazione capace di tranquillizzarla.

Ma ogni risposta può generare una nuova domanda.

Si può così passare da un sito all'altro, confrontare sintomi, leggere testimonianze, consultare forum o interrogare strumenti digitali, cercando una certezza che continua a spostarsi un po' più avanti.

Più si cerca una risposta capace di eliminare ogni dubbio, più aumentano le possibilità di incontrare qualcosa che ne faccia nascere uno nuovo.

Anche la ricerca online può quindi entrare nel circolo vizioso dell'ansia per la salute: nasce per ridurre l'incertezza, produce magari un sollievo momentaneo, ma può aumentare l'attenzione verso nuovi sintomi e alimentare ulteriori domande.


La ricerca di una certezza impossibile


Uno degli aspetti centrali dell'ansia per la salute riguarda il rapporto con l'incertezza.

Un controllo medico può stabilire che, in quel momento e sulla base degli accertamenti effettuati, non emergono elementi preoccupanti. Ma nessun controllo può garantire che una persona non si ammalerà mai o eliminare ogni possibile margine di incertezza.

Per chi sente di avere bisogno della certezza assoluta di stare bene, anche una possibilità molto piccola può allora diventare difficile da lasciare aperta.

Il problema si sposta:

non più soltanto “Sono malato?”, ma “Come posso essere assolutamente certo di non esserlo?”

Ed è una domanda alla quale diventa impossibile dare una risposta definitiva.

La ricerca della certezza può così trasformarsi in una rincorsa: ogni controllo sembra avvicinarla, ma il traguardo si sposta ogni volta un po' più avanti.

È uno dei paradossi dell'ansia per la salute: più si tenta di eliminare completamente l'incertezza, più si può diventare sensibili alla minima possibilità che qualcosa sia sfuggito al controllo.


Controllare continuamente o evitare: due modi di affrontare la stessa paura


Non tutte le persone reagiscono all'ansia per la salute nello stesso modo.

Alcune cercano frequentemente medici, visite ed esami perché hanno bisogno di sapere che non c'è nulla di grave.

Altre fanno esattamente il contrario.

Possono rimandare una visita, evitare di ritirare un referto, non voler parlare di malattie o avere paura di sottoporsi a un controllo perché temono che possa confermare ciò che più le spaventa.

A prima vista sono comportamenti opposti.

In realtà possono rappresentare due modi diversi di cercare di proteggersi dalla stessa paura: nel primo caso tentando di eliminare il dubbio attraverso il controllo, nel secondo cercando di non entrare in contatto con ciò che potrebbe renderlo ancora più concreto.

Anche l'evitamento può quindi diventare un processo di mantenimento. Se evito una visita perché temo ciò che potrei scoprire, nell'immediato provo sollievo; allo stesso tempo, però, non ho la possibilità di sperimentare che posso affrontare quella situazione e tollerare l'incertezza che comporta.

Controllo ed evitamento possono così apparire opposti, ma entrambi finiscono per organizzare la vita intorno alla paura della malattia.


Quando la prudenza diventa una prigione


Prendersi cura della propria salute non significa ignorare i sintomi.

Esistono controlli, visite ed esami appropriati che è importante effettuare secondo le indicazioni dei professionisti sanitari. Un problema di ansia per la salute non dovrebbe quindi essere utilizzato per spiegare automaticamente qualsiasi nuovo sintomo o per rinunciare a una valutazione medica quando è necessaria.

La differenza non sta semplicemente nel fatto di controllarsi oppure no.

Diventa importante osservare che funzione assume il controllo.

Sto facendo un accertamento perché è indicato oppure perché ho bisogno, ancora una volta, di eliminare completamente la paura?

Riesco ad accettare l'esito di una valutazione appropriata oppure, subito dopo, sento il bisogno di un'altra conferma?

Il controllo mi permette di tornare alla mia vita oppure la mia vita è diventata una successione di controlli?

Quando gran parte del tempo e dell'attenzione viene assorbita dall'osservazione del corpo, dalle ricerche, dalle visite, dalle rassicurazioni o dall'evitamento, il tentativo di proteggersi dalla malattia può finire per restringere la vita anche in assenza della malattia temuta.


Uscire dalla trappola della certezza


Quando l'ansia per la salute diventa persistente e interferisce con la vita quotidiana, un percorso psicologico può aiutare a comprendere i processi che la mantengono.

L'obiettivo non è semplicemente convincere la persona che “non ha niente”.

Una rassicurazione di questo tipo rischierebbe infatti di inserirsi nella stessa dinamica già sperimentata molte volte: compare la paura, si cerca una certezza, arriva la rassicurazione, si prova sollievo e, prima o poi, compare un nuovo dubbio.

Il lavoro può riguardare invece il modo in cui vengono vissute e interpretate le sensazioni corporee, l'attenzione continua rivolta al corpo, il bisogno di controllare, la ricerca di rassicurazioni, gli evitamenti e la difficoltà a lasciare aperto un margine di incertezza senza sentire di doverlo immediatamente eliminare.

Significa anche sperimentare gradualmente qualcosa di diverso: una sensazione può essere avvertita senza dover essere continuamente controllata; un dubbio può comparire senza richiedere necessariamente una risposta immediata; la paura può essere attraversata senza organizzare ogni volta la propria vita intorno ad essa.

In questo modo può progressivamente indebolirsi quella circolarità che teneva in vita il problema: non perché sia finalmente possibile avere la garanzia che nulla di negativo accadrà, ma perché quella garanzia diventa sempre meno necessaria per sentirsi liberi di vivere.

Il cambiamento non consiste nel raggiungere la certezza di non ammalarsi mai, ma nel non avere più bisogno di quella certezza per poter vivere.

"Quando cerchiamo una certezza assoluta sulla nostra salute, ogni controllo può rassicurarci per un momento, ma lasciare aperta la porta al dubbio successivo. Uscire dalla trappola non significa essere certi che nulla accadrà, ma riuscire a vivere senza avere continuamente bisogno di quella certezza".
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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