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ANSIA E STRESS

Disturbo post-traumatico da stress: quando il pericolo continua anche dopo che è finito

“Il passato non può essere cambiato, ma può smettere di essere vissuto come un pericolo presente”
Uomo in un ambiente quotidiano che reagisce con allerta a una possibile minaccia

Un'esperienza traumatica può dividere la vita in un prima e un dopo.

Un incidente grave, un'aggressione, una violenza, una catastrofe, un evento di guerra o un'altra situazione in cui ci si è sentiti seriamente minacciati possono lasciare conseguenze che continuano anche quando il pericolo è ormai terminato.

Nei giorni successivi è naturale ripensare all'accaduto, sentirsi più vulnerabili, avere paura o essere particolarmente attenti a ciò che succede intorno a noi. Per molte persone queste reazioni si attenuano progressivamente.

Altre volte, invece, qualcosa sembra rimanere in allerta.

L'evento appartiene al passato, ma il pericolo continua in qualche modo a essere presente nell'esperienza della persona.

È ciò che può accadere nel disturbo post-traumatico da stress (PTSD).


Quando un'esperienza diventa traumatica


Non basta che un'esperienza sia stata dolorosa o difficile perché si possa parlare di disturbo post-traumatico da stress.

Il PTSD può svilupparsi dopo l'esposizione a eventi che comportano morte o minaccia di morte, gravi lesioni o violenza sessuale, vissuti direttamente, osservati o conosciuti in determinate circostanze.

Ma persone esposte a eventi simili possono reagire in modi molto diversi.

Per comprendere ciò che accade dopo un trauma non è quindi sufficiente chiedersi soltanto che cosa è successo. È importante comprendere anche che cosa quell'esperienza ha significato per la persona e che cosa ha modificato nel suo modo di sentirsi al sicuro, di guardare gli altri e di anticipare ciò che potrebbe accadere.

Dopo un'aggressione, per esempio, il mondo può non essere più percepito come prima. Una strada, una voce alle proprie spalle o uno sconosciuto che si avvicina possono assumere improvvisamente un significato diverso.

Non perché la persona abbia semplicemente deciso di considerarli pericolosi, ma perché ha vissuto qualcosa che ha cambiato ciò che ora è possibile aspettarsi.


Quando il passato irrompe nel presente


Uno degli aspetti più conosciuti del PTSD è la possibilità di rivivere involontariamente alcuni elementi dell'esperienza traumatica.

Possono comparire ricordi intrusivi, immagini, incubi o reazioni molto intense di fronte a qualcosa che ricorda l'accaduto.

Un rumore, un odore, una frase, un luogo o persino una sensazione corporea possono riportare improvvisamente a quel momento.

In alcuni casi possono verificarsi flashback, durante i quali ciò che è accaduto viene vissuto con una tale intensità da dare per qualche istante la sensazione che stia accadendo nuovamente.

Il problema, quindi, non consiste semplicemente nel ricordare troppo.

È come se alcuni elementi del passato conservassero ancora la capacità di segnalare un pericolo nel presente.

Per questo una reazione che dall'esterno può apparire sproporzionata può avere un significato molto diverso per chi la vive: il corpo e l'esperienza stanno rispondendo a qualcosa che, in quel momento, viene sentito come una minaccia reale.


Evitare ciò che riporta al trauma


Quando qualcosa provoca paura, immagini dolorose o sensazioni difficili da sostenere, cercare di evitarlo è comprensibile.

Una persona può non voler tornare nel luogo in cui è accaduto l'evento, evitare determinate persone, non guardare film o notizie che ricordano l'esperienza oppure cercare di non parlarne.

L'evitamento può riguardare anche ciò che accade dentro di sé: pensieri, ricordi, emozioni o sensazioni associate al trauma.

Nell'immediato questo può dare sollievo.

Ma proprio il sollievo può trasformare l'evitamento in una trappola.

Può instaurarsi un circolo vizioso:

ricordo o situazione associata al trauma → percezione di pericolo → paura → evitamento → sollievo → conferma della necessità di evitare → maggiore sensibilità al pericolo.

Se ogni volta che qualcosa richiama l'esperienza traumatica devo allontanarmi, diventa difficile fare un'esperienza diversa da quella che temo.

Ciò che protegge dal dolore nel breve periodo può così contribuire a mantenere nel tempo la sensazione che quel pericolo non possa ancora essere affrontato.


Vivere come se fosse necessario essere sempre pronti


Dopo aver sperimentato qualcosa di imprevedibile e minaccioso, può diventare difficile abbassare la guardia.

La persona può controllare continuamente ciò che accade intorno a sé, sobbalzare facilmente, dormire male, irritarsi più rapidamente o avere difficoltà a concentrarsi.

In un locale può preferire sedersi in modo da vedere l'ingresso. Per strada può controllare ripetutamente chi cammina dietro di lei. Un rumore improvviso può provocare una reazione immediata e intensa.

Questa ipervigilanza può essere compresa come un tentativo di evitare che ciò che è accaduto possa sorprendere nuovamente.

“Se rimango attento, forse questa volta riuscirò a vedere il pericolo in tempo.”

Il problema è che vivere continuamente preparati a una minaccia rende più facile accorgersi di ogni possibile segnale di pericolo.

E più segnali vengono percepiti, più sembra necessario rimanere vigili.

La sorveglianza nasce per sentirsi più sicuri, ma può finire per mantenere la sensazione che non sia mai davvero possibile esserlo.


Quando il trauma cambia il significato di ciò che è accaduto


Le conseguenze di un trauma non riguardano soltanto paura e allerta.

L'esperienza può modificare profondamente il modo in cui una persona guarda se stessa, gli altri e ciò che le è accaduto.

Possono comparire pensieri come:

“Avrei dovuto accorgermene.”

“Avrei dovuto reagire diversamente.”

“Non posso più fidarmi di nessuno.”

“Se è successo una volta, può succedere in qualsiasi momento.”

A volte emergono colpa o vergogna per ciò che si è fatto, per ciò che non si è riusciti a fare o persino per reazioni avute durante l'evento.

Ma durante una situazione di grave minaccia le possibilità di azione possono essere molto diverse da quelle che immaginiamo successivamente, quando osserviamo l'accaduto da una condizione di sicurezza.

Per questo è importante comprendere il significato che la persona ha attribuito non soltanto all'evento, ma anche a se stessa dentro quell'esperienza.


Tornare a vivere non significa dimenticare


Nel lavoro psicologico l'obiettivo non è cancellare il ricordo né convincere la persona che ciò che è successo non sia stato grave.

Il lavoro può riguardare i modi in cui il trauma continua a essere presente nella vita attuale: ciò che viene evitato, i segnali continuamente controllati, le situazioni percepite come pericolose e i significati che l'esperienza ha assunto.

Quando appropriato, il trattamento può comprendere anche un confronto graduale e protetto con ricordi, emozioni e situazioni associate al trauma.

Lo scopo non è semplicemente abituarsi alla paura, ma rendere possibile un'esperienza nuova: ricordare senza essere nuovamente dentro l'evento, incontrare qualcosa che lo richiama senza che questo significhi necessariamente essere ancora in pericolo.


Quando il passato può tornare a essere passato


Superare un trauma non significa tornare esattamente alla persona che si era prima.

Alcune esperienze cambiano inevitabilmente il nostro modo di vedere noi stessi e il mondo.

Il cambiamento può consistere piuttosto nel riuscire a integrare ciò che è accaduto nella propria storia senza lasciare che continui a organizzare ogni momento del presente.

Un rumore può tornare a essere soltanto un rumore. Una strada può tornare a essere percorribile. Essere vulnerabili può non significare necessariamente essere in pericolo.

Il ricordo rimane, ma può cambiare il posto che occupa nella propria vita.

Il trauma non si supera cancellando ciò che è accaduto, ma facendo in modo che ciò che è accaduto non debba continuare ad accadere nel presente.

 

"Dopo un trauma, ciò che è accaduto può continuare a entrare nel presente attraverso ricordi, paure e una continua necessità di proteggersi. Il cambiamento non consiste nel cancellare quell'esperienza, ma nel poterla ricordare senza doverla ogni volta rivivere, perché ciò che appartiene al passato possa finalmente tornare a essere passato".
Dr. Roberto Gava
Psicologo psicoterapeuta
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