"Porto addosso le ferite di tutte le battaglie che ho evitato" (F. Pessoa)
Psicologo - Psicoterapeuta Padova e Cittadella
Dott. Roberto Gava
Il termine fobia deriva dal greco "phobos", che significa fuga, terrore, oltre che dal nome di Phobos, divinità che incuteva paura nei nemici e che i greci raffiguravano nei loro scudi.
Nel linguaggio psicologico esso ha assunto il significato di paura intensa e persistente verso particolari oggetti, situazioni, attività o persone.
I disturbi fobici si distinguono in:
Agorafobia senza attacchi di panico: paura di trovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto in caso di bisogno.
Fobia sociale: è caratterizzata dalla paura intensa e pervasiva di situazioni sociali nelle quali la persona è coinvolta e deve fornire prestazioni per le quali teme il giudizio altrui, di sbagliare o di agire in modo inopportuno.
Fobie specifiche: consistono in paure legate a specifici oggetti o situazioni.
Qualunque cosa può divenire oggetto di paura e fobia, ma si rilevano alcune forme ricorrenti. Le più comuni fobie specifiche riguardano la paura degli animali (solitamente ragni, serpenti o topi), di volare, dell’acqua, delle iniezioni, del buio, di utilizzare i mezzi di trasporto, degli spazi chiusi (claustrofobia), dell'altezza (acrofobia), del dentista, dei temporali, delle gallerie e dei ponti.
Messa davanti alla situazione, o oggetto fobico, la persona comincia a sperimentare dentro di sé tutte le manifestazioni tipiche dell’ansia: stretta allo stomaco, senso di vertigini, ritmo cardiaco accelerato, respiro affannato, sudorazione eccessiva, tremore agli arti, sensazioni cutanee di sbalzo termico. Nei casi più gravi questi segni degenerano in un vero e proprio attacco di panico caratterizzato da un’amplificazione esagerata dei sintomi in questione, accompagnata spesso dalla convizione che si stia per morire.
I pensieri caratteristici ricorrenti riguardano la previsione di un danno (ad esempio, nella paura di volare, il timore che l'aereo cada) oppure la paura di perdere il controllo (ad esempio la paura di svenire in presenza dell'oggetto fobico).
La persona che soffre di una fobia ricorre spesso all'evitamento dell’evento temuto, ma tale comportamento rischia di limitare e bloccare, a volte su più fronti, la sua vita. Il comportamento di evitamento, sebbene riduca momentaneamente il livello d’ansia, può costituire, infatti, una trappola: evitando lo stimolo, la persona conferma la convinzione che l’oggetto o la situazione siano pericolosi, perpetuando in questo modo la fobia stessa e rimanendone intrappolata.
Questo meccanismo, oltre a ridurre sempre di più la fiducia della persona nelle proprie risorse, può interferire pesantemente con le normali attività sociali e lavorative. Chi ha la fobia dell'aereo può trovarsi, ad esempio, a rinunciare a molte trasferte, chi è terrorizzato dagli aghi e dalle siringhe può rinunciare a controlli medici necessari, chi ha paura dei piccioni non attraversa le piazze e non può godersi un caffè seduto ai tavolini di un bar all'aperto.
Non tutte le fobie sono invalidanti, ad esempio se una persona ha un'intensa paura dei serpenti e nel suo ambiente incontrarli è un'evenienza rara, risulta evidente che questa non ha ricadute significative sul suo quotidiano.
Quando la fobia è tale da causare uno stato di sofferenza e disagio in grado di compromettere la qualità di vita, rivolgersi ad uno specialista, come lo psicologo-psicoterapeuta, è un passo importante da compiere per giungere ad un trattamento adeguato, poiché la fobia può essere efficacemente trattata con interventi psicologici.

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- Angelo D'Arrigo
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