Ci sono studenti che vorrebbero studiare, sanno quanto sia importante farlo e magari hanno anche un sincero interesse per ciò che stanno imparando. Eppure, quando arriva il momento di aprire un libro, qualcosa sembra fermarsi.
Si siedono alla scrivania, provano a concentrarsi, leggono qualche pagina. Dopo poco, però, la mente comincia a vagare, compare una sensazione di stanchezza o cresce un disagio difficile da spiegare. Le ore passano e alla fine della giornata rimane la sensazione di non aver concluso nulla.
Altri studenti non riescono nemmeno a iniziare. Continuano a rimandare, aspettando il momento in cui si sentiranno più tranquilli, motivati o pronti. Ma quel momento sembra non arrivare mai.
È una delle esperienze più frustranti del blocco dello studente: voler fare qualcosa e scoprire di non riuscire più a farla, almeno non nel modo in cui si vorrebbe.
Il blocco dello studente è una condizione di difficoltà persistente in cui studiare, preparare un esame o affrontare una prova scolastica diventa particolarmente faticoso, fino a sembrare impossibile.
Non si tratta di una diagnosi psicologica specifica, ma di una situazione che può presentarsi per ragioni differenti e assumere forme diverse.
Può comparire durante le scuole superiori, all'università o in altri percorsi formativi, soprattutto quando aumentano le richieste, le aspettative e le conseguenze attribuite ai risultati.
Uno studente può continuare a frequentare le lezioni, ma non riuscire più a prepararsi adeguatamente. Un altro può studiare per settimane senza sentirsi mai pronto a sostenere un esame. Un altro ancora può smettere progressivamente di presentarsi alle prove, accumulando ritardi e aumentando la distanza tra ciò che vorrebbe fare e ciò che riesce effettivamente a fare.
All'università, per esempio, può accadere di rimanere per mesi senza sostenere esami, pur continuando a pensare ogni giorno alla necessità di riprendere.
Il problema non è necessariamente che lo studente non voglia studiare. Spesso è proprio il fatto di volerci riuscire, senza riuscirci, a diventare una parte importante della sua sofferenza.
Il blocco può manifestarsi attraverso difficoltà di concentrazione, distraibilità, stanchezza, sonnolenza, irritabilità, ansia, perdita di motivazione o una crescente avversione verso tutto ciò che riguarda lo studio.
Alcuni studenti riescono a iniziare, ma devono interrompersi continuamente. Altri leggono e rileggono le stesse pagine, con la sensazione di non ricordare nulla. Altri ancora trascorrono ore a organizzare programmi, riordinare appunti e pianificare lo studio, senza riuscire ad affrontare concretamente il materiale.
A volte il disagio compare soprattutto in prossimità di interrogazioni, verifiche o esami. Possono manifestarsi agitazione intensa, difficoltà a dormire, sintomi fisici d'ansia e, in alcuni casi, attacchi di panico.
Con il tempo, anche attività che prima erano relativamente semplici possono diventare difficili.
Aprire il libro, controllare il calendario degli esami o ricevere una domanda sui propri progressi può bastare a provocare tensione e scoraggiamento.
Lo studio, che prima rappresentava un'attività da svolgere, finisce così per diventare una situazione da affrontare, temere o evitare.
Per comprendere il blocco non basta osservare quanto uno studente riesca a concentrarsi o quante ore trascorra sui libri. È importante capire anche che cosa significhi per lui studiare, riuscire, fallire o rimanere indietro.
Per alcuni studenti, un esame rappresenta soprattutto una verifica delle conoscenze acquisite. Per altri può diventare qualcosa di molto più importante: una prova della propria intelligenza, del proprio valore personale o della possibilità di realizzare il futuro desiderato.
In questi casi, un risultato insoddisfacente può assumere un significato particolarmente doloroso.
Non è più soltanto: «Non ho superato questo esame», ma può diventare: «Non sono abbastanza capace», «Sto deludendo tutti», «Forse non sono la persona che pensavo di essere».
Quanto più il risultato viene vissuto come una conferma o una smentita del proprio valore, tanto più può diventare difficile affrontare la prova con la necessaria libertà.
L'esame non serve più soltanto a verificare ciò che si è imparato: sembra dover dimostrare chi siamo.
E quando la posta in gioco diventa così alta, anche il rischio di un insuccesso può apparire difficile da tollerare.
Una delle situazioni che possono contribuire al blocco riguarda il bisogno di arrivare a una preparazione considerata sufficientemente sicura.
Lo studente studia, ripassa, controlla ciò che ricorda. Ma ogni volta trova qualcosa che non conosce abbastanza bene, un argomento che potrebbe approfondire o una domanda alla quale teme di non saper rispondere.
Decide allora di rimandare l'esame per prepararsi meglio.
Il rinvio produce un sollievo immediato: per il momento non dovrà affrontare il rischio di fallire.
Ma può anche rafforzare l'idea che sia necessario sentirsi completamente preparati prima di potersi mettere alla prova.
Si crea così un circolo vizioso:
paura di non essere abbastanza preparati → studio e controlli ripetuti → nuovi dubbi sulla preparazione → rinvio dell'esame → sollievo momentaneo → maggiore difficoltà ad affrontare l'esame successivo.
Il problema non è voler studiare bene. È arrivare a considerare indispensabile una sicurezza che, soprattutto davanti a una prova complessa, potrebbe non essere mai completa.
Quando per presentarsi a un esame bisogna prima eliminare ogni dubbio, il momento di sentirsi pronti può continuare ad allontanarsi.
Un'altra situazione frequente riguarda il modo in cui lo studente cerca di reagire alle proprie difficoltà.
All'inizio può pensare di aver bisogno soltanto di maggiore impegno.
Si impone orari più rigidi, rinuncia alle attività piacevoli, aumenta il tempo da trascorrere sui libri e continua a ripetersi che deve assolutamente recuperare.
Se però non riesce a rispettare i programmi, comincia a rimproverarsi. Il giorno successivo prova a imporsi regole ancora più severe.
Progressivamente, studiare può diventare un'attività sempre più associata a pressione, costrizione e senso di colpa.
Anche quando non sta studiando, lo studente può sentirsi in difetto. Uscire con gli amici, riposarsi o dedicarsi a qualcosa di piacevole diventa difficile, perché continua a pensare a tutto ciò che dovrebbe fare.
Si ritrova così in una situazione paradossale: non riesce a studiare, ma non riesce nemmeno a concedersi di non studiare.
Più tenta di costringersi, più aumenta il disagio associato allo studio. E più aumenta il disagio, più diventa difficile iniziare.
Questo non significa che l'impegno e l'organizzazione siano inutili. Significa che, quando il problema si è strutturato in questo modo, aumentare semplicemente la pressione può non essere la soluzione.
Quando studiare provoca ansia, frustrazione o senso di inadeguatezza, rimandare può diventare un modo per stare momentaneamente meglio.
Lo studente decide che inizierà dopo pranzo, il giorno successivo o dalla settimana seguente.
Nel momento in cui rinuncia, la tensione diminuisce.
Ma quando torna il momento di studiare, può ritrovarsi davanti alle stesse difficoltà, spesso aggravate dal tempo perduto e dalle scadenze che si avvicinano.
Può instaurarsi un'altra circolarità:
studio vissuto come minaccioso o insopportabile → disagio → rinvio → sollievo momentaneo → accumulo del lavoro e delle preoccupazioni → maggiore disagio davanti allo studio.
Il rinvio, quindi, non è sempre soltanto una questione di cattiva organizzazione. Può diventare una risposta attraverso cui lo studente cerca di proteggersi da un'esperienza che teme di non riuscire ad affrontare.
Ciò che permette di stare meglio nell'immediato può finire per rendere più difficile affrontare la stessa situazione in futuro.
Non sempre il problema è legato esclusivamente allo studio o agli esami.
Soprattutto all'università, il blocco può accompagnarsi a dubbi sulla facoltà scelta, sul proprio futuro o sulla direzione da dare alla vita.
Lo studente può chiedersi continuamente se il percorso intrapreso sia davvero quello giusto.
A volte questi interrogativi esprimono un'autentica esigenza di riconsiderare le proprie scelte. Altre volte, però, la ricerca della decisione perfetta può diventare un ulteriore motivo di immobilità.
Si vorrebbe avere la certezza di aver scelto bene prima di continuare, ma quella certezza non arriva.
Cambiare facoltà appare rischioso; proseguire sembra altrettanto difficile.
Lo studente può così rimanere sospeso tra possibilità che non riesce né a scegliere né ad abbandonare.
In questi casi, comprendere il blocco significa esplorare anche quali possibilità lo studente riesca a immaginare per sé e quali conseguenze attribuisca alle diverse scelte.
Quando il blocco continua per settimane o mesi, le conseguenze possono estendersi ben oltre il rendimento scolastico.
Lo studente può iniziare a evitare le domande di familiari e amici, provare vergogna per gli esami non sostenuti e confrontarsi continuamente con i progressi degli altri.
Chi gli sta vicino può interpretare la situazione come pigrizia, scarso interesse o mancanza di volontà.
Ma questa interpretazione rischia di aumentare ulteriormente la distanza tra ciò che lo studente vive e ciò che gli altri comprendono.
Il senso di fallimento può diventare sempre più generale, fino a coinvolgere l'immagine che ha di sé.
In alcuni casi possono comparire umore depresso, isolamento, perdita di interesse per altre attività e una marcata riduzione delle energie.
È importante ricordare, tuttavia, che non tutte le difficoltà di studio hanno la stessa origine. Problemi del sonno, sovraccarico, difficoltà di apprendimento o attenzione, condizioni psicologiche e problemi di salute possono contribuire alla situazione e richiedere valutazioni differenti.
Per questo è utile evitare spiegazioni affrettate.
Non esiste una soluzione valida per tutti, perché situazioni apparentemente simili possono essere mantenute da processi molto diversi.
Per uno studente può essere importante affrontare il timore del giudizio. Per un altro, modificare il rapporto con il perfezionismo. Per un altro ancora, comprendere perché lo studio sia diventato un obbligo così opprimente o perché una scelta universitaria sembri impossibile da compiere.
Quando il blocco è soprattutto legato a difficoltà organizzative, possono essere sufficienti un metodo di studio più efficace, una programmazione realistica e una migliore distribuzione del lavoro.
Quando invece si è sviluppata una vera e propria circolarità di ansia, evitamento, controllo e autosvalutazione, può essere necessario intervenire anche su ciò che contribuisce a mantenerla.
Il cambiamento può richiedere di imparare ad affrontare un esame senza aspettare di sentirsi completamente sicuri, riprendere gradualmente lo studio senza trasformare ogni giornata in una prova del proprio valore o sperimentare modi diversi di reagire agli insuccessi.
Non si tratta soltanto di tornare a studiare, ma di rendere nuovamente possibile un rapporto con lo studio che non sia dominato dalla paura, dalla costrizione o dal bisogno di dimostrare continuamente qualcosa.
Un periodo di difficoltà nello studio non indica necessariamente la presenza di un problema psicologico.
Può capitare di attraversare momenti di stanchezza, demotivazione o incertezza, soprattutto in presenza di carichi di lavoro elevati o cambiamenti importanti.
Quando però il blocco persiste, si ripresenta nonostante i tentativi di superarlo o comincia a compromettere il percorso scolastico e la vita quotidiana, può essere utile chiedere un aiuto professionale.
Il lavoro psicologico può aiutare a comprendere quale significato abbia assunto lo studio per quella persona, quali situazioni provochino il blocco e quali tentativi di affrontarlo stiano eventualmente contribuendo a mantenerlo.
Ma comprendere non è sempre sufficiente.
È importante anche poter fare esperienze diverse: affrontare gradualmente situazioni temute, mettere alla prova le proprie anticipazioni e scoprire modi nuovi di rapportarsi agli esami, agli errori e alle aspettative.
L'obiettivo non è semplicemente convincere lo studente a impegnarsi di più, ma aiutarlo a ritrovare possibilità di scelta e di azione dove prima sembrava esserci soltanto un ostacolo insuperabile.